Età e vulnerabilità alle Fake News: il peso del partitismo nell’informazione
Con il progredire dell’età si tende a essere sempre più sensibili alle fake news o all’informazione di parte. Come dimostra la ricerca "Partisanship and older Americans' engagement with dubious political news" pubblicata da Benjamin Lyons, Jacob M. Montgomery e Jason Reifler, gli anziani condividono contenuti dubbi online fino a sette volte più frequentemente rispetto ai giovani. Questo è il dato che emerge ripetutamente in diversi studi sul comportamento digitale e che ha alimentato per anni l'idea che le generazioni più mature siano semplicemente meno competenti nell'uso dei media digitali.
Lo studio, basato su tre campioni rappresentativi a livello nazionale per un totale di 9.944 partecipanti, combina misurazioni tramite sondaggi e analisi dei dati di tracciamento digitale per arrivare a una conclusione importante: il problema non è tanto l'incapacità di riconoscere le notizie false, quanto piuttosto la motivazione politica che spinge gli adulti più anziani a consumare e condividere contenuti che rafforzano le proprie convinzioni.
Il partitismo aumenta con l’avanzare dell’età
Invecchiando le identità politiche delle persone tendono a solidificarsi. Quello che i ricercatori chiamano "partitismo calcificato" è il risultato di decenni di esposizione a messaggi politici, di esperienze vissute e di affiliazioni che si radicano sempre più profondamente. Questo fenomeno non è una novità portata dall'era digitale, ma una caratteristica del processo di invecchiamento che precede Internet.
Le persone anziane, ad esempio, avendo identità politiche più forti e consolidate, sono più predisposte a consumare contenuti che confermano le loro visioni del mondo. Quando si imbattono in una notizia che risuona con le loro convinzioni politiche, molto probabilmente daranno credito a quanto comunicato e condivideranno l’informazione con persone con cui spesso condividono idee, dando inizio a una catena disinformativa senza fine. Secondo le ricerche, non si tratta di incapacità cognitiva, ma di un bias motivazionale radicato.
Contenuti iper-partigiani, non solo fake news palesi
Tra i contenuti pericolosi individuati nello studio, ci sono anche e soprattutto notizie fortemente schierate, definite iper-partigiane. Queste descrivono la realtà in modo particolarmente schierato, enfatizzando alcuni aspetti, ma senza veicolare informazioni di per sé false.
Anche in questo caso, una narrazione particolarmente polarizzata, attira l’approvazione del pubblico che già abbraccia quelle idee, dando conferma alle convinzioni del lettore e rafforzando la sua visione del mondo. Il confine tra notizia iper-partigiana e fake news è molto sottile: numerosissimi domini web di bassa qualità analizzati negli studi mescolano entrambe le tipologie di contenuto.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, lo studio dimostra che gli anziani non sono intrinsecamente meno capaci dei giovani nel riconoscere notizie false. La loro propensione a condividere contenuti dubbi non riflette un’incapacità tecnica di identificare la disinformazione. Si tratta di un punto fondamentale perché suggerisce che le soluzioni basate esclusivamente sull'educazione digitale potrebbero non essere sufficienti. Non basta insegnare alle persone a riconoscere una fake news se poi la motivazione a condividerla rimane intatta. Il problema è ambientale e identitario, non solo cognitivo.
Ridurre l'esposizione a fonti poco trasparenti
Se il problema non è l'incapacità di riconoscere il falso ma la motivazione a consumare contenuti congeniali alle proprie idee politiche, allora la soluzione deve essere necessariamente ambientale. È qui che entrano le edicole digitali come Simul News, particolarmente efficaci in contesti aziendali per la raccolta di tutti i giornali italiani online e non solo, utili sia per la formazione professionale che per l’informazione personale.
Le edicole digitali infatti operano una selezione preventiva delle fonti, includendo esclusivamente testate giornalistiche accreditate ed escludendo siti iper-partigiani o domini noti per la disinformazione. Se la fake news non entra nel perimetro dell'edicola, non può nemmeno essere condivisa.
In ambito aziendale, si fa non a caso uso di sistemi di informazione controllati come le edicole digitali da diversi anni, proprio perché le aziende si prendono cura della formazione dei propri dipendenti, assicurandosi la qualità attraverso strumenti in grado di indicare la giusta strada.
Simul News permette di accompagnare l'invecchiamento del personale gestendo l'informazione interna sia in ambito professionale che personale dell'individuo. Le edicole digitali presentano articoli completi, con testata, autore, data e contesto, spesso senza titoli clickbait o algoritmi di amplificazione emotiva. Questo comporta una maggiore attenzione al contenuto, una minore impulsività nella condivisione e una maggiore probabilità di condividere l'articolo nel suo insieme, non solo il titolo.
Il vero punto di forza di questi strumenti, dato il costo che li rende più sostenibili per organizzazioni che per singoli cittadini, sta nell'uso mediato. Nelle aziende, nelle associazioni, nei sindacati e nei circoli culturali, le edicole digitali online diventano una fonte informativa condivisa. Le notizie selezionate vengono rilanciate via newsletter, condivise in gruppi, discusse in contesti offline. Le persone più anziane ricevono così notizie già filtrate da un soggetto di fiducia, senza dover affrontare direttamente il caos informativo dei social media.
L'edicola digitale agisce in modo indiretto e non confrontazionale. Non dice "questa notizia è falsa", ma implicitamente comunica "queste sono le fonti che contano". Questo riduce la reattanza, la polarizzazione e il bisogno di difendere la propria identità politica, elementi che rendono inefficaci molti interventi diretti di fact-checking.